Ti ricordi l’articolo sul pellet prestagionale? Quello in cui parlavamo della possibilità di risparmiare sul costo del pellet acquistandolo durante la bassa stagione, tra aprile e agosto? Ci dispiace affermare che, purtroppo, questa non sarà più una via percorribile. Non nel prossimo futuro quantomeno.

 

Già durante il biennio 2021-2022 il prezzo del pellet aveva registrato una crescita esponenziale. Ma oggi gli studi sull’andamento del mercato dei combustibili non fanno pensare ad alcun miglioramento. Anzi. 

 

Le ragioni sono diverse. Per trovarle, bisogna uscire dai confini italiani. Il nostro paese, infatti, è uno dei maggiori consumatori di pellet  a uso domestico. E si dà il caso che l’85% di questo pellet venga acquistato proprio all’estero.

 

Le cause di ieri e di oggi: perché il prezzo del pellet sta aumentando così velocemente

 

Avevamo già parlato dell’aumento dei prezzi del pellet. Nel 2021 era già del 15%/20% e le cause erano riconducibili a 4 fattori:

 

  • molte aziende produttrici avevano chiuso e la disponibilità del prodotto si era ridotta drasticamente;
  • diversi produttori che avevano firmato contratti di fornitura a prezzi prefissati, avevano deciso di restituire gli acconti ai rivenditori per paura dell’aumento dei costi di produzione e di trasporto;
  • il costo del trasporto era schizzato alle stelle, sia su nave sia su strada (e il 30% del prezzo finale è legato proprio ai costi di trasporto);
  • l’inflazione, partita dall’America, stava già crescendo anche in Europa, provocando un aumento dei prezzi generali sulle materie prime.

 

Purtroppo i fattori appena citati contribuiscono tutt’oggi all’incremento dei prezzi. Ma a questi, si è aggiunta anche la guerra tra Russia e Ucraina. E ora le cose andranno, se possibile, ancora peggio.

 

In questi Paesi, infatti, viene prodotta una quantità significativa di pellet. Con i confini pressoché chiusi e un conflitto in atto, le aziende stanno già avendo problemi di approvvigionamento. I costi dei trasporti stanno aumentando ulteriormente e le sanzioni europee ai danni della Russia e delle sue banche stanno creando non pochi problemi nel pagamento delle forniture da parte dei clienti italiani.

 

Come se non bastasse, il costo degli altri combustibili – come il petrolio e il gas – è in aumento da mesi. E il prezzo del pellet, inevitabilmente, si sta adeguando.

 

Si tornerà mai al prezzo del pellet di “una volta”?

 

Probabilmente no. A settembre 2021 il prezzo del legname era di circa 450 dollari, mentre alla fine di febbraio 2022 aveva già raggiunto i 1300 dollari*.

 

Sembra difficile pensare a un cambio di rotta. Non esiste più la possibilità di comprare la materia prima dove la manodopera o l’energia costa meno o il prezzo del trasporto è più conveniente. L’aumento dei prezzi di tutti i fattori di produzione è diventata una questione mondiale.

 

L’unica cosa che possiamo fare è, probabilmente, abituarci all’idea che il costo del pellet sarà più alto rispetto agli anni passati. 

 

Per vent’anni non ci sono mai state impennate forti. Nemmeno nel 2015, quando l’IVA è passata dal 10% al 22%. Ma da nove mesi a questa parte il prezzo del pellet è praticamente incontenibile.

 

Ecco perché il pellet prestagionale non sarà più un’opzione percorribile. Il concetto stesso che sta dietro al prestagionale, cioè il risparmio dei costi di acquisto, è scomparso. Forse solo spalmando gli acquisti durante l’anno, sarà possibile cogliere qualche occasione. O forse no.

 

 

 

*Dati estrapolati dal sito https://it.investing.com/.